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c.s. Arcevia, Una nuova campagna di scavi al Monte Croce. PDF Stampa E-mail

Una nuova campagna di scavi al Monte Croce Guardia.
Arcevia, dopo aver rafforzato nel 2014 i percorsi culturali legati alla sua storia artistica con l'Itinerario robbiano, realizzato in collaborazione con la Regione Marche, quest'anno vuole valorizzare l'archeologia, uno dei fiori all'occhiello della città.

Il museo archeologico statale di Arcevia, infatti, è uno dei più importanti della regione Marche, e raccoglie i materiali provenienti da alcuni celebri siti del territorio, come Conelle, Montefortino e appunto Monte Croce-Guardia.

Grazie ad una collaborazione fra Soprintendenza Archeologica delle Marche, Università Sapienza di Roma, Comune di Arcevia e Unione Montana Esino–Frasassi, con il contributo fattivo dell'Hotel Alle Terrazze, è partita una nuova campagna di scavi che ha come obiettivo ambizioso di realizzare nel corso degli anni un Parco Archeologico sul Monte Croce Guardia.

Il sito d'altura si trova in un contesto ambientale unico, all'interno del Parco della Gola della Rossa e di Frasassi, con una visuale mozzafiato a 360°, dal monte Conero all'appennino umbro-marchigiano, e comprende dei sentieri naturalistici di grande attrattiva turistica.

L'idea di creare un Parco archeologico si inserisce perfettamente nelle politiche di tutela e valorizzazione dell'Amministrazione comunale, che vuol far diventare sempre di più Arcevia città dei parchi e del paesaggio, sapendo che la strada maestra per salvare i territori delle aree interne è quella di sviluppare al massimo le loro enormi potenzialità turistiche.

Del resto questo rafforzerebbe anche la rete dei siti archeologici dell'area, da Sentinum a Suasa, e si potrebbe creare un circuito archeologico di assoluto valore nazionale, anche pensando al museo speleo-paleontologico di Genga.

Ulteriore elemento di interesse del progetto è la volontà di collaborazione del Comune e dell'Università con la Prefettura di Ancona e il Centro di Accoglienza Richiedenti Asilo, ubicato a pochi metri dal sito archeologico, per far partecipare alcuni ospiti volontari del Cara alle attività di scavo.


Arcevia, Invito nuova Campagna di Scavi

 

Arcevia, 09.09.2015


IL SINDACO
prof. Andrea Bomprezzi

 

Le ricerche archeologiche sul Monte Croce – Guardia di Arcevia
Scheda a cura del Prof. Andrea Cardarelli
Università Sapienza di Roma 9 settembre 2015

I monti che sovrastano a Sud il paese di Arcevia sono noti con il nome di Monte della Croce e della Guardia, ma in ambito archeologico il sito è più noto come Monte Croce – Guardia. Fin dagli anni sessanta nel novecento furono effettuati ricerche e scavi che portarono all’individuazione di un grande villaggio di sommità (altezza massima 665 m slm) occupato per vari secoli, all’incirca fra il 1200 e il 950 avanti Cristo, corrispondente all’ultimo periodo dell’età del Bronzo: una fase della preistoria, o meglio della protostoria, particolarmente importante in quanto precede la formazione dei popoli italici, e nel caso specifico dei Piceni che avranno pieno sviluppo nella successiva Età del ferro.

Recentemente uno studio condotto da Maurizio Cruciani per una tesi di specializzazione in Beni Archeologici presso l’università Sapienza di Roma, ha riunito tutte le informazioni note consentendo di riconoscere i vari punti dove nei decenni scorsi furono effettuato gli scavi e i rinvenimenti e ponendo le basi per lo sviluppo di una nuova stagione di ricerche archeologiche.

Le testimonianze scoperte negli anni compresi fra il 1960 e il 1995 portarono alla luce numerosi resti archeologici soprattutto vasellame, oggetti in bronzo e strutture, fra cui importanti evidenze di abitazioni, anche con imponenti capanne, grandi fino a 15/16 metri di lunghezza.

Nel 1995 gli scavi diretti dalla Dott. ssa Mara Silvestrini della Soprintendenza Archeologia delle Marche individuarono nel grande pianoro del Monte Croce una porzione di una grande casa di forma presumibilmente rettangolare il cui scavo però non fu completato.

Le nuove ricerche, condotte grazie ad una collaborazione fra Soprintendenza Archeologia delle Marche, Università Sapienza di Roma, Comune di Arcevia e Unione Montana Esino – Frasassi, hanno come obiettivo la ripresa delle ricerche e degli scavi al fine di valorizzare una testimonianza archeologica di particolare rilevanza. Per raggiungere questo scopo si è intrapreso, come prima fase di un progetto più articolato, lo scavo della parte rimanente della grande casa parzialmente scavata nel 1995. L’obiettivo di questa campagna di scavo, condotta dalla cattedra di Protostoria Europea dell’Università Sapienza di Roma, è quello di rilevarne forma e caratteristiche strutturali, proporne successivamente una ricostruzione virtuale tridimensionale, che potrà servire in futuro anche per la realizzazione di una ricostruzione a grandezza naturale della casa, da realizzare in loco.

La campagna di scavo, a cui partecipano studenti di archeologia e archeologi professionisti, avrà la durata di un mese, durante il quale ci si auspica di completare lo scavo della capanna, le cui dimensioni probabilmente sembrano avvicinarsi, o forse superare gli 80 mq. Contestualmente verranno anche effettuate ricerche volte ad individuare altre testimonianze archeologiche, per garantirne la conservazione e la tutela, ma che potranno essere oggetto anche di future ricerche. A tale scopo sono previste delle specifiche indagini geognostiche condotte da specialisti del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Questa prima fase delle ricerche sarà inoltre accompagnata dallo studio sistematico dei materiali archeologici emersi negli scavi precedenti, compresi gli abbondanti resti di ossa animali che consentiranno di comprendere aspetti significativi dell’economia e della dieta della comunità che 3000 anni fa viveva sul Monte Croce – Guardia.

L’importanza archeologica del Monte Croce- Guardia è data dalla vastità del villaggio che supera i 15 ettari di estensione e che quindi doveva probabilmente ospitare un numero piuttosto elevato di abitanti (svariate centinaia), dalla sua posizione sommitale e difesa, che denuncia una forte esigenza di difesa e di controllo del territorio e dalla possibilità di riconoscere diversi tipi di strutture, sia funzionali (ad esempio pozzi per acqua, cavità per la conservazione degli alimenti) che abitative.

L’auspicio è quello di connettere queste nuove ricerche archeologiche ad un progetto di valorizzazione del sito, collegato da una parte al Museo Archeologico di Arcevia, dove già si conservano parte dei reperti degli scavi novecenteschi, e dall’altra ad un territorio già particolarmente attrattivo per le sue ricchezze naturali, archeologiche e culturali. In tal modo si potrebbe ampliare e qualificare l’offerta culturale rivolta al pubblico e quella didattica per le scuole di un ampio comprensorio territoriale.

 

 

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